Posto in Prima Fila

(di Domenico Romano Mantovani)

-Posso sedermi qui?

-È il suo posto?

-Non saprei. Non ci vedo bene, ma dovrebbe essere questo.-

Col biglietto in mano, l’anziano ed elegante signore si levò a fatica dalla sua poltrona, per meglio leggere il numero del posto alla sua destra, ancora libero.

-Non è il suo posto.

-Ho chiesto in prima fila.

-Questa è la prima fila. Può vederlo da sé, gentile signora. Ma il suo posto è dall’altra parte, in fondo. Vede?

L’uomo indicò con un gesto della mano, e con un certo fastidio, cosa intendesse dire. Appariva seccato per quella noia che rischiava di scompigliare la sua quiete: questioni di vecchiaia. Ma la bella signora non era da meno in fatto di anni. Le mani puntellate di lentigo senili la dicevano lunga in fatto di età; anche se la tinta d’oro, in verità piuttosto spinta, dei vaporosi ma corti capelli, di molto tradivano l’idea di quanti anni potesse in effetti avere.

Era decisamente attraente, anzi molto bella, con i suoi tratti signorili, abbronzata e con poche rughe. Non sarebbe stato sbagliato immaginare che discendesse da asburgici sommovimenti etnici, maturati ben oltre la morte di Francesco Giuseppe nel 1916. All’apparenza, sembrava appartenere alla borghesia mitteleuropea, che nella mia città aveva messo radici nella cultura, negli affari, nei commerci e nelle assicurazioni. Tradizione e buona genetica, anche nei lineamenti, facevano di quella donna il simbolo di una indiscussa affermazione estetica. In fatto di bellezza femminile e maschile, questa geografica propaggine d’Italia continuava a offrire il meglio di sé, per effetto di amori sognati e poi vissuti con romanzate relazioni, in un crocevia del mondo, del mare, del turismo e degli affari.

L’uomo riconsegnò il biglietto alla donna.

-Si faccia aiutare dal personale di sala – suggerì.

-Perché non mi aiuta lei?

-Gentile signora – replicò l’uomo, calmo quanto bastava per non esplodere in scortesie che non gli erano proprie, ma deciso a chiudere quella inopportuna noia prima dell’inizio dello spettacolo – ci tengo a precisare che qui io sono uno spettatore. E le dico, con orgoglio, in possesso di un abbonamento a posto fisso nella stagione prosa. Poi vi aggiunga che sono un signore di una ragguardevole età, piuttosto irritabile in fatto di colloqui indesiderati. Si faccia aiutare da una maschera.

La signora riprese il suo biglietto senza profferire altro e si accomodò alla destra del suo interlocutore, benché il posto fosse non suo.

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