Notturno 20

(di Dario Michetti Valeri)

Gli occhi cominciarono a farsi pesanti. «Nav?»
«Sì, sergente?»
«Potresti mettere il pezzo preferito?»
«Certamente sergente. Notturno 20, Chopin.»
«Nav?» La voce ormai ridotta a un filo.
«Grazie, per tutto.»
Il pianoforte le risuonò nelle cuffie con un brivido che le percorse il corpo, lungo tutto
l’orizzonte flash bianchi e dorati illuminavano le nubi seguendo la vibrazione dei tasti. Come
tempeste in lontananza le nuvole s’accendevano e si gonfiavano sulle note alte. Ogni nota discendente
le riportava alla mente attimi della sua vita, ma anche tutti i meravigliosi e strani pianeti che aveva
potuto vedere, deserti, giungle, oceani e cieli alieni e splendidi allo stesso tempo. Poi la quiete, solo
un attimo. La terra vibrò con forza. Una seconda deflagrazione illuminò di bianco ogni cosa, la
sinfonia di musica e fuoco riprese, i tasti tornarono a stuzzicare le corde della sua mente, rivide la sua
squadra, Moran, David, CJ. E Lina. Le sue ultime parole. C’è sempre qualcuno da poter salvare.
Forse, non erano morti in vano. Forse tutto aveva uno scopo. Avevano impedito un’epidemia, tutti
loro.
Dall’orizzonte si propagò un’onda dorata che spazzò via le nubi.
Amava l’aurora, aveva amato guardarla su tutti i mondi che aveva visitato.
Spazzò via il cielo.
Chiuse gli occhi, si abbandonò con un sorriso.
Spazzò via la musica. E tutto il resto.

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