Notturno 20

(di Dario Mochetti Valeri)

«Protocolli di emergenza attivi.»
La voce automatica fu a malapena udibile sotto il ruggito dell’atmosfera che bruciava
risucchiando la navicella verso la superficie del pianeta. L’esplosione del lander aveva sparato le
capsule d’emergenza con una violenza tale che, sommata alla gravità, le rendeva difficile persino
tenere gli occhi aperti. Non svenire. Non svenire. Era l’unico pensiero fisso mentre veniva schiacciata
contro il sedile. Nessuno di loro era stato addestrato a precipitare per oltre 80km con una spinta del
genere, per di più in avvitamento e a testa in giù.
«Apertura deflettori automatici bloccata. Richiesto azionamento manuale.»
Merda! Non ce l’avrebbe mai fatta.
Cercò di aprire le palpebre ma erano incollate. Vide alcuni flash infuocati, immagini rapide e
confuse, l’ozono infiammato fuori dall’oblò, i segnali d’allarme che illuminavano l’abitacolo, il
frastuono del turbinio d’aria e fuoco che vorticava attorno alla capsula. La leva era a poca distanza
ma il suo braccio sembrava fatto di piombo fuso, pesantissimo e molle. Tentò di sollevarlo e le ricadde
al fianco. Merda merda merda! Strinse i denti, ci riprovò. Attorno a lei tutto girava, in un ennesimo
flash vide la mano guantata mancare di poco la leva. Cercò di prendere un respiro profondo ma la
pressione contro il petto le rendeva difficile gonfiare i polmoni. Avanti! Avanti! Sentì qualcosa sotto
i polpastrelli. Aprì un solo occhio e vide due dita che sfioravano la maniglia. Cercò di afferrarla
ruggendo per lo sforzo.
Tlack. «Deflettori aperti manualmente.»
Per un brevissimo istante sentì il corpo leggero, un sollievo improvviso come la se la gravità
fosse sparita, fluttuò in quei pochi millimetri di gioco che le cinture di sicurezza le permettevano, per
poi venir sbattuta con violenza in avanti per il rinculo dell’improvvisa decelerazione.
«Aaaaah!»
Spalancò gli occhi di colpo, l’ossigeno le riempì i polmoni. La pupilla catturò l’unico raggio
di luce che cadeva dall’alto. Era sdraiata a terra, poteva sentire il suolo sotto di lei e l’aria fresca e
umida. Sopra di lei un soffitto di pietra si estendeva in tutte le direzioni. Dove sono? Forse era
all’interno di una grotta. Come sono finita qui?

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