Mare di lapislazzuli

(di Laura Giorgi)

La prima volta che lo vide era il novembre millenovecentoottanta e lui si chiamava ancora Nicola Nascimbeni. Era un momento critico in quanto la prof di matematica l’aveva appena invitata alla cattedra, a risolvere un rompicapo di cui non aveva la più pallida idea, e proprio mentre il gessetto cominciava a squagliarsi fra le dita e la lavagna a sbadigliare, avevano bussato alla porta.

-Mi scusi, professoressa, è arrivato il nuovo alunno.

Il custode dall’andatura sbilenca entrò, seguito da un ragazzo piuttosto alto, pallidino, con un ciuffo di capelli neri assolutamente fuori controllo.

-Entra pure, caro. Come ti chiami? Scegliti un posto. E tu – rivolta a lei – puoi andare, tanto vedo che hai perso la concentrazione.

Lara andò verso il proprio banco ringraziando la Madonna e sorridendo al nuovo arrivato che si era seduto proprio in fondo, accanto a quel decerebrato di Giacomi con cui nessuno voleva condividere nulla.

-Beh, che vi pare del nuovo? – disse Beatrice a ricreazione,  al centro del capannello di ragazze dai grembiuli neri.

-Orrendo. Pieno di brufoli – disse Grazia, aspirante Miss Italia.

-Ma no, un pochina di acne… però è alto, moro – disse un’altra.

-Guardalo lì, a confabulare con Giacomi, manco si conoscessero dalla nascita.

I due ragazzi parlottavano alla finestra. Gli altri erano scesi in cortile.

-Sarà uno sfigato come lui.

-Un terrone come lui!

-Giacomi non è terrone. Ripetente, come lui.

-A proposito di sfigati… tu Lara che ne pensi?

Lara mise via il panino si voltò a guardare le sue compagne.

-Ti piace, eh? – disse Grazia – te lo faresti?  Vuoi che ci metta una buona parola?

 -Tanto i brufoli non te li attacca… se mai, si prende le pulci!

Lara si allontanò dalla comitiva sghignazzante e contemplò il nuovo compagno, di sottecchi, col ciuffo disordinato nel vano della finestra.

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