Kenosis

(di Dario Nutini)

Mi manca il detersivo per la lavapiatti. Devo scendere a comprarlo.
Così anche oggi avrò qualcosa da fare.
Ieri me la sono cavata come tutti i lunedì, col pane e il latte; ma il martedì spesso è un problema. Poi
il mercoledì viene la donna delle pulizie: è uno spettacolo guardarla lavorare tutto il pomeriggio. Per
un uomo una donna ci vuole; la mia si chiama Adelina, ha cinquant’anni e fa i lavori domestici di
mercoledì. Cerco di tenermela buona: sarà lei quella che un mercoledì pomeriggio mi troverà morto,
e ci tengo a essere trattato bene, anche da morto.
Il giovedì è di nuovo la volta del pane e del latte, il venerdì è dedicato alla grande spesa settimanale,
il sabato vado in visita a un vivaio, per le piante. La domenica, si sa, è il Grande Problema. Poi per
fortuna ricomincia il lunedì.

Sì, mi annoio. Non ho difficoltà ad ammetterlo: la noia è il rovescio della medaglia della libertà, una
dolcissima tassa da pagare. La televisione l’ho abolita: non guardo i film, lo sport non mi interessa, e
per il resto dice solo stupidaggini. Anche i giornali non li leggo più; non capisco perché devo
retribuire persone che cercano solo di inculcarmi idee sbagliate.
Passo invece parecchio tempo in osservazione delle piante che acquisto o che faccio germogliare da
seme. La crescita si misura in millimetri per settimana, ma mi illudo di poterla visivamente percepire
mentre avviene, tramite l’osservazione prolungata. La crescita delle piante ha la velocità che mi si
confà: apprezzo le cose minime, i dettagli insignificanti, le piccole differenze di solito trascurate. Ma
non per questo trascurabili.
Ho giocato tutta la mia vita sui dettagli.

Il problema è la domenica. Quel giorno non ho niente da acquistare, e per giunta non vado più a
messa. Una volta ci andavo regolarmente, ma ho smesso. Non perché io abbia modificato il mio
rapporto con Dio: quello non mi riesce difficile, Dio non si fa vedere e non si fa sentire, è una
presenza discreta; del resto anch’io non mi faccio molto sentire da Lui: in questo andiamo d’accordo.
La difficoltà nasce quando il prete pretende che si faccia comunione con i compagni di panca, quegli
sconosciuti maleducati.
Almeno a messa lo spegnessero, il loro maledetto telefonino. Io quel rischio non lo corro, il
telefonino l’ho già buttato nell’indifferenziato anni fa. Ho scommesso con me stesso che l’avrei fatto
se in capo a una settimana non avesse squillato: con mio grande sollievo non ha squillato, infatti, ed è
finito nell’indifferenziato.
Forse ho sbagliato, dovevo buttarlo nella plastica.

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